COVID-19: Gli adempimenti privacy per legittimare la rilevazione della temperatura corporea dei lavoratori

18/03/2020

All’obbligo imposto al lavoratore di segnalare al datore di lavoro l’eventuale presenza di sintomi indicativi del possibile contagio da Coronavirus corrisponde il diritto del datore - previsto dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020 - di sottoporre il personale al controllo della temperatura corporea prima dell’ingresso nel luogo di lavoro.

All’esito di tale controllo, ai lavoratori la cui temperatura dovesse risultare superiore a 37,5 gradi verrà impedito l’accesso all’azienda e gli stessi saranno forniti di mascherine e indirizzati al proprio medico curante per seguirne le indicazioni.

Sotto il profilo privacy, la temperatura corporea del lavoratore rappresenta un dato personale relativo alla sua salute, e di conseguenza la sua rilevazione è un’operazione di trattamento che, come tale, richiede lo svolgimento di specifici adempimenti, riportati anche nel Protocollo:

1) Il datore di lavoro deve definire le misure di sicurezza e organizzative adeguate a proteggere i dati secondo metodiche di privacy by design di cui all’art. 25 del Regolamento.

È necessario che, anche nel contesto di emergenza e compatibilmente con l’urgenza configuratasi, l’azienda disponga di una procedura interna idonea a fronteggiare l’epidemia nel rispetto dei diritti degli interessati.

Il datore, infatti, nel programmare la raccolta delle informazioni sulla temperatura corporea del personale deve:

  • individuare i soggetti preposti al rilevamento della temperatura autorizzandoli in maniera specifica e fornendo loro le istruzioni operative da rispettare per la protezione delle informazioni che raccolgono;
  • disporre che venga registrata la temperatura solo in caso di superamento della soglia, per documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali.

2) Il datore di lavoro deve fornire a ogni lavoratore apposita informativa ex art. 13 del Regolamento UE 679/2016, anche oralmente, omettendo le informazioni di cui il lavoratore sia già in possesso, ossia quelle già presenti nell’informativa privacy fornitagli al momento dell’assunzione o aggiornata nel corso del rapporto di lavoro.

L’informativa a cui fa riferimento il Protocollo è quindi specifica per il trattamento dei dati che consiste nella rilevazione della temperatura del personale per finalità di contenimento del Coronavirus e a questa operazione limitata.

Il Protocollo stabilisce infine che la riservatezza delle informazioni relative al possibile contagio da Coronavirus debba essere assicurata non solo in caso di allontanamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura, ma anche:

  • nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ufficio responsabile del personale di aver avuto, al di fuori del contesto aziendale, contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19
  • nel caso di allontanamento del lavoratore che durante l’attività lavorativa sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria, e dei suoi colleghi.

Va tenuto conto, inoltre, del principio di minimizzazione dei dati, in base al quale è opportuno raccogliere solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da COVID-19.

In dettaglio, il datore che richiede al lavoratore di dichiarare se ha avuto contatti con persone risultate positive al Coronavirus, non deve richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva. Allo stesso modo, il datore che richiede dichiarazione sulla provenienza da zone a rischio epidemiologico, deve astenersi dal richiedere informazioni ulteriori circa il luogo specifico in questione.

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Questo articolo fa parte della rubrica "Emergenza Coronavirus: focus per le imprese". Vedi qui gli altri approfondimenti
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